Girls Talk Comics: Land of the Lustrous di Haruko Ichikawa

Dopo lo stop del mese di maggio, dato dal fatto che l’intera industria editoriale italiana fosse ferma è tornato, nel mese di giugno, insieme alle nuove uscite in campo fumettistico il progetto Girls Talk Comics occupandosi di una nuova uscita molto particolare fonte di curiosità e, perché no, di spunti di riflessione
Oggi parliamo di Land of the Lustrous di Haruko Ichikawa.

 

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Girls Talk Comics: Il mondo di Ran di Aki Irie

In un momento storico come questo, di cui ancora non riusciamo ad afferrare la grandezza e l’impatto che avrà sulle nostre vite  ben oltre il breve termine di questa lunga quarantena è difficile per me dedicarmi a qualcosa che non sia il lavoro o una certa ansia. Il progetto Girls Talk Comics mi dà l’occasione (o, se preferite, mi costringe) a staccare dai pensieri che sono miei fedeli compagni quotidiani per scrivere di un primo volume di una serie magica in tutti i sensi e che ho amato tantissimo sin dai tempi della sua, travagliata, pubblicazione italiana.
Oggi parliamo di Il mondo di Ran di Aki Irie.

 

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2019 – Un anno di letture: i libri top

Le tradizioni vanno rispettate e quindi anche nel 2020 ecco il post riguardante le migliori letture dell’anno appena passato. Come sempre il viaggio sarà cronologico e non una classifica (ma sarà molto facile capire quale sia il libro preferito, specie in questo caso). Al solito non si parla solo di libri pubblicati nel 2019 ma di quelli che io ho letto nel corso dello scorso anno e che questi sono solo i miei pareri personali e il fatto che mi siano piaciuti non implica che siano i più belli che potete trovare in giro.
Finito il solito elenco di preamboli inizio a parlare dei libri che è meglio.

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Girls Talk Comics: Il Cuore di Thomas di Moto Hagio

Negli anni ’70 del XX secolo un gruppo di donne tutte nate nello stesso anno, il 24esimo dell’era Shōwa, si apprestano a modificare per sempre lo shoujo manga.
I loro nomi sono stati a lungo ignorati nel panorama manga italiano, sussurrati tra le retrovie, nei thread meno frequentati di forum come lo Shoujo Manga Outline, ma attualmente stanno vivendo in Italia un’epoca d’oro grazie alla casa editrice J-Pop Manga che, a partire dallo scorso anno, si è lanciata nella coraggiosa opera di riproposizione di alcuni tra i gioielli del passato partendo dal padre di tutti i boy’s love ovvero Il Poema del Vento e degli Alberi di Keiko Takemiya.

Ehi sono il logo e sono tornato!

Oggi però l’attenzione è rivolta a Il cuore di Thomas (Tōma no Shinzō トーマの心臓) shoujo manga del 1974 pubblicato da J-Pop manga in un’edizione di pregevole fattura, con un grande formato, con pagine a colori e con un rapporto qualità prezzo ottimo (si parla di 15€ per circa 500 pagine di storia).

Ci troviamo in Germania a metà del XX secolo, a quanto ci fa sapere l’autrice, in un collegio maschile per ragazzi di buona famiglia. La storia si apre con la morte di Thomas che decide di porre fine alla sua esistenza alla fine dell’inverno gettandosi nel vuoto da un cavalcavia donando il suo cuore a Juli. MA chi è Juli?
È il vero protagonista della storia, erede del cuore e delle ali di Thomas che, innamorato di lui, ha deciso di donarli al suo amato perché a Juli sono stati strappati. E lo informa con una lettera che gli fa recapitare.
Juli aiutato dal suo compagno di stanza Oscar cerca di affrontare il senso di colpa per la morte di questo ragazzo che aveva rifiutato e sembra riuscirci fino a che non fa la sua comparsa al collegio Eric, il suo aspetto ricorda in maniera impressionante Thomas e innesca una storia tormentata e romantica, delicata e dura che porterà alla luce i segreti di ognuno dei nostri protagonisti.

Essendo un volume unico mi pare di aver detto fin troppo, sappiate che la Hagio, con uno stile completamente diverso dalla Takemiya va ad affrontare dell’amore tra adolescenti, dei sui tormenti e dei suoi risolti con un gusto per il dramma e il melodramma tipico degli anni ’70. La storia appassiona e incuriosisce e mette in mostra personaggi con caratteri completamente diversi tra loro. Salvo poche eccezioni, probabilmente dovute a correzioni in corso d’opera, ogni personaggio che si affaccia nella storia è ben caratterizzato, ha un suo ruolo e una sua profondità.
Julesmole è il protagonista assoluto della vicenda eppure ci si affeziona a chi lo circonda e si vuole scoprire che segreti e traumi nascondano (è una storia che pullula di circostanze nascoste) e se e in che modo potranno affrontarli ed eventualmente superarli.

I temi principali di quest’opera sono due: l’amore tra ragazzi presentato in maniera assolutamente candida e con uno spirito di accettazione a tratti anacronistico e irreale e il trauma. Ogni tanto a spezzare il ritmo e la drammaticità della storia compare qualche gag comica che non sempre è totalmente riuscita. La vita di ogni personaggio è costellata da sofferenze e traumi più o meno profondi che vanno a sovrapporsi uno sull’altro fino a creare dei personaggi complessi di cui a volte non capiamo le scelte. La risoluzione di un trauma è però talmente personale che non siamo in grado di giudicare chi ha compiuto tale scelta. Anche sul finale si può rimanere interdetti per la strada che alcuni dei personaggi prendono ma se per loro è la via per la salvezza, per la pace interiore non possiamo far altro che accettare il destino che la maestra Hagio ha donato a Julesmole, Oscar, Eric e tutti gli altri. Anche se avrei gestito il suo arco in maniera differente credo che sia Oscar il personaggio che esce meno a pezzi dalla storia, colui che guadagna invece di perdere, che non deve sacrificare per ottenere e forse è giusto che sia capitato a lui e non a Julesmole che porta con sé ferite più fresche e visibili e che, probabilmente è più solo di chi lo circonda.

A leggere con attenzione si potranno notare qua e là errori temporali, geografici o del latino a opera dell’autrice che l’editore ha deciso di mantenere inalterati per mostrare l’opera come era stata concepita dall’autrice e, a mio parere personale, questo è un grande pregio. Nella narrativa manga è pieno di imprecisioni frutto di una conoscenza solo parziale della nostra cultura e non so quanto sia giusto nasconderli.
Oltretutto l’incertezza dell’ambientazione della storia rende l’atmosfera molto più affascinante: se non si seguono le indicazioni sembra proprio di trovarsi a cavallo tra ottocento e novecento con le prime automobili, una moda maschile non certo degli anni ’50 del ventesimo secolo e mezzi di comunicazione ridotti. Eppure questo che oggettivamente può sembrare un errore, durante la lettura non crea alcun problema.

L’appuntamento con Girls Talk Comics è giunto al termine, io e Aphrodite Urania aspettiamo di leggere i vostri pensieri su Il cuore di Thomas qui nei commenti al post, su Instagram, sotto il video di Elisa (che potete trovare qui) o anche nei vostri spazi e sul nuovo nato ovvero il gruppo Telegram. Più siamo più potremmo confrontare le nostre opinioni!
Girls Talk Comics torna a gennaio con tantissime novità. Seguiteci su Instagram per decidere con noi la prossima lettura (e se volete avere ancora più voce in capitolo, il gruppo Telegram è ciò che fa per voi)

A presto e buone letture!

PS: Mi raccomando non perdete le stories di Aphrodite Urania per tutti gli aggiornamenti live su nuovi appuntamenti, fumetti da leggere ecc.


Al solito vi lascio il piccolo disclaimer: i link che trovate sui libri sono quelli del mio account di affiliazione ad Amazon. Se volete supportare il blog potete fare un click sui link e comprare attraverso gli stessi. Voi non pagherete un centesimo in più e aiuterete questo spazio ad andare avanti. Grazie! (anche se non li userete mai, ma siete solo passati da queste parti).

This is how you lose the time war

A volte servono centinaia di pagine a un lettore per stabilire una connessione con i personaggi di cui sta leggendo, interi volumi di saghe infinite. Altre volte ci si innamora a pagina due di circa duecento.

Questa è la storia di come This is how you lose the time war di Amal El Mothar e Max Gladstone, di futura pubblicazione per Mondadori nella collana Oscar Fantastica, è diventato uno dei miei libri preferiti.

Scatti bucolici col libro di cui si parla oggi. Sembra quasi un luogo nascosto e non il retro di casa mia. I post it sono opera mia perché non sottolineo i libri. E sì, la foto non è perfettamente centrata.

Red e Blue combattono una guerra sanguinaria ed eterna su due fronti opposti: la prima è un’agente dell’Agenzia, la seconda è agli ordini del Giardino. Da sempre le due fazioni si insinuano nella storia dell’universo per modificarla di modo da sovrastare sull’altra parte e portare la Storia verso i binari da loro desiderati. La loro non è una guerra normale, è una guerra del tempo: si viaggia, ci si insinua tra pieghe e anfratti, si modifica il corso degli eventi, si crea un butterfly effect di dimensioni inimmaginabili.
Le due si incontrano sul terreno di battaglia, riconoscono il loro modo di agire e quando Red pensa di aver vinto la battaglia trova una lettera da leggere solo dopo averla bruciata a sottolineare la sua sconfitta. È irridente, intrigante e assolutamente sbagliata. Eppure Red decide di rispondere a Blue, ovviamente a modo suo, e questo cambierà tutto.

Nient’altro si può dire della trama senza fare spoiler e rovinare una storia tanto intensa quanto breve. Sarà evidente per il lettore dove si andrà a parare, dove questa corrispondenza proibita potrà portare le due agenti. È bello però leggere di questa storia che procede per lettere, nascoste nei luoghi e nelle forme più impensabili, un romanzo (per la sua lunghezza in inglese viene classificato come novella) epistolare dal taglio fantascientifico, una storia scritta a quattro mani che sembrano due, armonica e poetica, appassionata e appassionante con una risoluzione che potrà stupire il lettore meno avvezzo ma non chi almeno un po’ bazzica dalle parti della SF (o che ha visto qualche puntata di Doctor Who).
Ancora una volta torno a ripetere che per me non importa solo di cosa si scrive, o tutto sarebbe un plagio del passato, ma anche come lo si scrive e proprio questo aspetto è ciò che fa la differenza.
Almeno per me la fa. In questo caso in maniera evidente.

Come dicevo nell’introduzione mi sono innamorata subito di questo libro e delle sue protagoniste, c’è una sfacciataggine immensa in Blue che ti conquista prima ancora che parli e un mondo dentro Red che si scopre parola dopo parola, e che anche lei non sapeva di avere. È una storia universale e irripetibile, è una storia d’amore, di guerra, perdita, sofferenza, riconquista e vittoria.
Perché come viene ripetuto più e più volte we are going to win, this is how we win…


Eccomi qua, a dire per l’ennesima volta che sono tornata. Non voglio tediarvi con ciò che è stata la mia estate, non mi pare il caso, comunque spero di fare capolino da queste parti sempre più spesso. A presto e buone letture!

 

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I bilanci di metà anno: sei mesi di letture libresche edizione 2019

Come da tradizione, sempre che su questo blog esista qualcosa che può essere definito tale, arriva il bilancio di metà anno delle letture. Questa volta non mi va di fare un confronto con gli anni passati, anche perché sta andando molto peggio (specie da punto di vista quantitativo). Dico solo che, per quanto riguarda la sfida di lettura di Goodreads sono a poco più di metà strada per raggiungere l’obiettivo.
Non ho una straordinaria voglia di leggere, o meglio non riesco a trovare la voglia di mettermi a leggere perché quando riesco leggo proprio tanto (anche un’intera serata). Forse ve ne ho già parlato, forse no ma ho deciso di prenderla con calma. Leggere non è un obbligo morale, non è un lavoro ma un piacere quindi lo faccio quando e come mi va.

Come gli scorsi anni però ho deciso di parlare del meglio e del “peggio”, dividendolo per categorie. L’ispirazione è chiaramente quella del Mid Year Freak Out Book Tag ma non avrei una risposta per tutte le domande e non ho più l’età per le book crush (bugiarda, lo sappiamo tutti che sei una fangirl all’ultimo stadio anche se da queste parti ti dai un tono) quindi ci teniamo la versione riveduta e corretta. Buona lettura!

bilanci

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Girls talk comics. Il Principe e la Sarta di Jen Wang

Sin da bambina l’aspetto che più mi affascinava delle fiabe era la descrizione (o la visione) degli abiti che indossavano le principesse. Elegantissimi, lunghi, maestosi hanno sempre scatenato la mia curiosità. Se una principessa era vestita in maniera differente per me, persona dai profondi valori sin dalla più tenera infanzia, il suo valore scendeva.
Col tempo sono venute fuori tutte le contraddizioni e le gabbie in cui vivevano quelle principesse e anche i loro abiti in parte lo erano. Nonostante i tempi siano cambiati, vengono ancora pubblicate delle fiabe raccontate con sapienza e disegnate con mano abile che riescono a veicolare nuovi messaggi universali di cui la nostra società oggi ha disperato bisogno.
Il fumetto che abbiamo letto io e Elisa questo mese rientra perfettamente in questa categoria. Ed è pieno zeppo di abiti favolosi, alla fine che differenza fa se a indossarli è un principe e non una principessa?

girlstalkcomics
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