Letture di Aprile – I libri

Ancor più di marzo, aprile è stato un mese estremamente positivo dal punto di vista delle letture. Complici le vacanze di Pasqua e una maggior quantità di tempo libero (che invece in questo mese di maggio è assolutamente inesistente) ho potuto concentrarmi sulla lettura e oltre ai libri, sono riuscita a leggere dei fumetti. Dei fumetti però parliamo un altro giorno e oggi invece ci dedichiamo ai libri. Numericamente inferiori rispetto a marzo (sono 6 rispetto agli 8 del mese precedente) ma se contiamo il numero di pagine aprile vince alla grande (coff, coff  qualcuno ha detto Brandon Sanderson?). Tre letture sono state in italiano e tre in inglese e anche questo mese ho letto nonfiction, mantenendo il proposito non scritto di questo 2017 di dedicarmi alla lettura di almeno un saggio (o affini) al mese.

Inoltre ho deciso di partecipare alla TomeTopple Readathon ma avevo letto male le regole ho iniziato un giorno dopo e finito, di conseguenza, un giorno dopo la chiusura ufficiale della maratona di lettura, non so se ho “vinto” la sfida (facciamo finta di sì, tanto la organizzano Booktuber e Bookblogger di madrelingua inglese e non verrà nessuno da queste parti a cercarmi). In pratica la è una maratona di lettura, della durata di 14 giorni, durante la quale ci si dedica espressamente ai tomi di più di 500 pagine che spesso vengono tenuti da parte per paura della loro mole (ovviamente non è il mio caso, spesso fatico di più a leggere libri brevi che grandi tomi che potrebbero essere usati nella costruzione delle case).
La sfida si ripete un paio di volte nel corso di un anno e per questo round bisognava rispettare i seguenti punti:

  • Leggere più di un tomo (ne ho letti 2)
  • Leggere un Graphic Novel di più di 500 pagine (ho letto Blankets, nel parliamo nel post dedicato ai fumetti)
  • Leggere un tomo che fa parte di una serie (Words of Radiance)
  • Leggere un tomo in “compagnia” (io sono asociale e non faccio queste cose!)
  • Leggere un romanzo per adulti (di nuovo Words of Radiance, perché un libro poteva coprire più di una sfida)

Come potete vedere, se escludiamo il piccolo problema che la maratona di lettura era dal 7 al 20 aprile e invece io l’ho fatta dall’8 al 21, sono ben 4 punti su 5. Mi do una pacca sulla spalla da sola, mi dico brava e vediamo se la prossima volta avrò voglia di proseguire con l’esperienza (a parte per la questione Graphic Novel che loro fanno valere pure quelle orrende raccolte manga che hanno 3 volumi in 1 e per fortuna qui in Italia non esistono).

Ora, concluse queste formalità e passata in realtà praticamente una settimana da quando ho scritto la prima parte del post ma ops voi non ne sapete nulla, passiamo a parlare dei libri. Vi ricordo che, se volete leggere le mie impressioni a caldo su ognuno di questi libri, sul mio profilo di Goodreads potete trovare tutto (di solito ci scrivo proprio nel momento in cui concludo la lettura).

Quando un libro ti piace tantissimo ma la sua sovraccoperta no e quindi in foto ci finisce il libro nudo e crudo.

Il primo libro che ho letto lo scorso mese di Aprile è Lab Girl di Hope Jahren, storia autobiografica di una scienziata, del suo gelido rapporto con la famiglia, delle lotte, cadute e risalite di una persona che lavora nel mondo della ricerca e che si scontra quotidianamente col pregiudizio sulle donne scienziato.
Una storia d’amore per le piante, di un’amicizia fortissima, di sofferenza e disagio mentale ma anche di assurde avventure che solo chi ha frequentato (anche se per poco) il mondo della ricerca può capire e paragonare con le sue esperienze. Come ho scritto su Goodreads, leggere questo libro è stato tanto bello quanto doloroso e tutto per ragioni squisitamente personali. Un pezzetto del mio cuore è rimasto in laboratorio e per quanto io provi ad andare avanti, il richiamo della ricerca ogni tanto si fa sentire, pur rimanendo senza risposta.
4.25 su 5. Ma se non vi importa nulla di scienza e/o piante, non è certo il libro che fa per voi.


Poi è iniziata la famosa readathon e quindi ho letto Words of Radiance di Brandon Sanderson (in italiano Parole di Luce edito da Fanucci) secondo libro della serie a oggi in corso, The Stormlight Archive, il cui terzolibro (Oathbringer) uscirà il prossimo mese di novembre.
Cosa posso dire del secondo libro di una serie senza rivelare quello che succede nel primo? Nulla. Assolutamente nulla. Quindi vi racconterò la mia esperienza di lettura fatta di appunti su un quadernetto per collegare tutti i punti, di me che parlo col libro, lancio urlati da fangirl quindicenne che ha appena visto il suo attore preferito (e qui non si parla certo di scene d’amore, sia chiaro) e che dico finisco questo capitolo e poi vado a dormire e poi mi ritrovo a leggerne un altro e un altro ancora fino a che il libro non finisce e sono le tre del mattino (per fortuna era durante le vacanze pasquali).
Ovviamente Sylphrena rimane assolutamente inarrivabile nella classifica dei miei personaggi preferiti ma ci sono stati un paio di inserimenti in posizioni molto alte.
Informazioni random a riguardo:

  • #dìquellecavolodiparole è l’hashtag del libro
  • Tranquilli anche in questo libro l’urlo Wit/Hoid è presente
  • 7.5 stelline su 5. Come? Non si può? E chi lo ha detto?
  • Abbiamo un serio candidato a libro dell’anno.

Dopo questa sobria “descrizione” della mia esperienza di lettura sono consapevole del fatto che vogliate fuggire a gambe levate e, detto tra noi, non posso certo biasimarvi.
In caso siate stati forti ora torniamo a parlare di libri senza il sottofondo di urletti isterici fangirlistici.


Rimanendo comunque in campo fantastico ho letto una raccolta di Fiabe Danesi edita da Iperborea a cura di Bruno Berni. Ho acquistato questo e un altro libro (di cui parleremo tra poco) proprio ad aprile approfittando della promozione che prevedeva il 20% di sconto e una birra omaggio (io però la birra l’ho dovuta lasciare là in libreria perché stavo andando al lavoro e non potevo certo portarla con me). L’idea generale era quella di provare le Fiabe Danesi per poi lanciarmi in quelle lapponi e islandesi. L’idea è cambiata perché questa raccolta è stata una mezza delusione, forse pure tre quarti.
Mi aspettavo qualcosa che condividesse i topoi tipici delle fiabe ma con spunti differenti dovuti a una diversa tradizione e invece mi sono ritrovata con delle copie sbiadite sia delle fiabe più conosciute da noi italiani che di quelle russe lette lo scorso novembre (e, in parte, quasi edulcorate). Inoltre se alcune fiabe sembrano essere una sorta di riassunto di una storia da me già conosciuta (il bignami de La Favola di Amore e Psiche veramente inconsistente), altre invece sembravano diverse fiabe unite una all’altra con il protagonista (molto spesso maschile in questa raccolta) che tra una parte e l’altra della storia cambiava tutto tranne che il nome.
2.5 su 5, con una buona dose di generosità.


L’altro libro che ho comprato approfittando della promozione Iperborea e che, a differenza delle Fiabe Danesi, mi è piaciuto veramente tanto è Fair Play di Tove Jansson.
Conoscevo Tove Jansson di fama perché, la scrittrice finlandese, è la madre dei Mumin ed ero convinta di non aver mai letto niente di suo. Giusto qualche giorno fa, mentre cercavo un vecchio quaderno di appunti che poteva servirmi per preparare una lezione, ho trovato invece Magia di mezza estate in una vecchissima edizione Salani dei primi anni ’90. Quindi Fair Play non è stata la mia prima esperienza con l’autrice, ma Magia di mezza estate è finito nella pila dei libri da leggere perché non ricordo assolutamente nulla della storia.
Nonostante sia un libro veramente breve e a carattere episodico, sono stata conquistata da questa storia di vita e d’amore tra due donne, due artiste che vivono su un’isola e si mostrano al lettore con le loro piccole fissazioni, le loro gelosie e desideri. Non accade nulla di coinvolgente, non c’è azione nel senso di avventura, ci sono piccoli racconti, riflessioni nella nebbia, l’attesa della fine della tempesta, la poesia della descrizione di un amore senza la necessità di renderlo esplicito.
4.5 su 5. Consigliato agli amanti di questo tipo di storie, fatte più di frammenti e racconti di vita che di azione e avventura.


Forse vi ho già parlato del fatto che, una volta ogni due mesi, partecipo a un gruppo di lettura su Facebook. Il libro scelto per il mese di aprile era La Vegetariana di Han Kang, la cui lettura è stata spalmata lungo tutto il mese per poter partecipare agli appuntamenti settimanali.
Ero molto curiosa di leggere questo libro da diverso tempo ma, dopo aver scoperto che l’edizione italiana non è tradotta dal coreano, avevo deciso di lasciar perdere per il momento. Quando si è presentata l’occasione del gruppo di lettura ho quindi preferito prendere l’edizione inglese (che oltretutto costa molto meno).
Che dire di questa lettura?
È palese che il libro sia il prodotto di una cultura totalmente diversa dalla mia e di cui io non ho alcuna conoscenza, questo ha creato una sorta di gap incolmabile tutto causa della mia “ignoranza” a riguardo. C’è qualcosa di così profondamente coreano che va inevitabilmente a scontrarsi e cozzare con il mio modo di vedere il mondo che è chiaramente occidentale. A causa di questa sensazione che mi ha accompagnato dalla prima all’ultima pagina sento di non aver potuto comprende appieno la storia di annientamento e annullamento di Yeong-hye che, a seguito di un sogno grottesco e al contempo inquietante, decide di diventare vegetariana in un paese in cui, ancora oggi, questa scelta alimentare è poco diffusa e velatamente ostracizzata.
La lettura è stata estremamente scorrevole, asciutta ed essenziale ma non per questo scarna o carente; tutto ciò nonostante la presenza di alcune scene estremamente disturbanti e che potrebbero risultare eccessive agli occhi di un lettore con una sensibilità diversa dalla mia. Inoltre ho apprezzato l’idea che la storia di Yeong-hye sia raccontata da tre punti di vista esterni tutti incapaci di comprendere l’inferno e il vuoto in cui questa donna si è volontariamente gettata. Nessuno dei personaggi del libro esce indenne dalla storia, non ci sono momenti di redenzione né medaglie al valore per il sacrificio.
Solo silenzio, mancanza di comunicazione, dolore e malattia.
3.75 su 5. Un po’ come quei quadri belli ma inquietanti che a vederli al museo fanno una bellissima figura ma che non ti metteresti mai in camera da letto. Assolutamente non per tutti anzi, a vedere le reazioni sul gruppo di lettura è un libro o che si apprezza profondamente o che suscita reazioni profondamente negative. Contenta di essere finita nel primo gruppo, seppure con qualche riserva culturale.


L’ultimo libro che ho letto lo scorso mese di aprile finirà sicuramente anche lui nella lista dei libri preferiti del 2017. Sto parlando di Exit West di Mohsin Hamid, edito in Italia da Einaudi e di recentissima pubblicazione (insomma, ho fatto il pre-ordine XD). Se non avessi letto Words of Radiance sarebbe stato senza alcun dubbio la lettura migliore del mese e, la differenza tra i due sta solo nel fatto che Exit West non è quel tipo di libro che ti fa partire lo sclero da fangirl, anzi ti spinge a riflettere per la sua straordinaria contemporaneità, per la sua capacità di descrivere grazie a un espediente assolutamente irreale (non so se sia corretto definirlo fantastico) una situazione con cui oramai conviviamo quotidianamente, ovvero i flussi migratori.
Nadia e Saeed si incontrano e si innamorano in un paese dilaniato dalla guerra civile. La loro storia d’amore nasce e cresce mentre il loro paese prima e la loro città poi cade letteralmente a pezzi sotto i colpi di mortaio e kalašnikov. Quando la vita diventa impossibile e il futuro sembra essere segnato, appare l’opportunità di fuggire all’inferno sotto forma di porta. Una semplice porta di una casa o di un ufficio che non serve più per andare da una stanza all’altra ma da una città all’altra, dalla morte all’apparente salvezza. Non è detto però che chi sta dall’altra parte della porta sia disponibile ad accogliere chi decide di fuggire.
Come? Porte a parte questa storia vi risulta familiare? Chissà perché. Fatevi un favore, leggete questo libro, soffermatevi sulle descrizioni potenti e asciutte. Quando arrivate alla fine, fermatevi a pensare, provate a immedesimarvi con chi fugge e poi cercate di provare un po’ di empatia.

5 stelle su 5. Bellissimo. Commovente. Triste. L’amore ai tempi dell’intolleranza.


Anche questo mese siamo giunti alla fine. Tra un po’ è giugno ma sono comunque riuscita a scrivere di tutti i libri che ho letto, spero di riuscire a scrivere il post sui fumetti prestissimo ma, in questo periodo sono super impegnata e la prossima settimana si prospetta stancante quasi quanto questa. Vedrò di organizzarmi al meglio, ora come ora posso solo dirvi che, se continua così, il post sulle letture di maggio sarà veramente breve, non riesco a trovare né il tempo ma soprattutto la voglia di leggere. Speriamo in meglio per la seconda metà di maggio.

Voi cosa avete letto aprile? Avete qualche opinione sulle mie letture? Fatemelo sapere!

A presto!

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3 pensieri su “Letture di Aprile – I libri

  1. “La vegetariana” è un libro che mi incuriosisce, e per la trama e per alcune recensioni lette. Dato che preferisco non avventurarmi nella lettura in inglese, spero che prima o poi il prezzo dell’eBook in italiano scenda un po’, in modo da favorire l’acquisto. “Fair play” era in offerta non molto tempo fa, e a questo punto mi dispiace di non averne approfittato….
    Il fantasy non è il mio genere, ma “Words of Radiance” comincia a stuzzicarmi….

    • Per Words of Radiance che dire, a parte che prima devi leggerti The Way of Kings, se non che è vero libro fantasy. Non ci sono gli elfi ma ci sono tutti gli elementi del genere. Considerata la spesa consistente se proprio vuoi provarlo tieni d’occhio l’editore italiano che ogni tanto mette gli ebook in offerta a 99 cent o giù di lì e prova a leggere il primo. (Anche perché il libro fisico non si trova proprio in italiano).

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